lunedì 14 gennaio 2019

Ernesto Sirolli: un "Italiano-Vero" Capace di "Formare-DAVVERO" imprenditori in tutto il mondo....una TED-Conference Tutta da Ascoltare&Vedere&Gustare...

...di dosso dossi…"guardami bene!"
Ernesto Sirolli, è un Italiano Vero capace di "formare-DAVVERO" imprenditori in tutto il mondo.

Vale davvero la pena di ascoltarlo in questa Ted conference,.

L'avventura australiana inizia per Ernesto Sirolli con una borsa di studio all’Università di Murdoch, a Perth dove vive fino al 1995. Qui mette in atto il suo primo intervento aiutando alcuni disoccupati australiani, artigiani della pelle, ad imparare a fare scarpe da fare a mano grazie all’esperienza di un artigiano siciliano. Il progetto assume il modello di cooperativa di lavoro e vince il Premio 'Giubileo della Regina Elisabetta II' come miglior progetto creazione di lavoro in Australia nel 1982 e a Sirolli viene offerto un incarico a Sydney da parte del Governo federale australiano. Sirolli crea e dirige per quattro anni la 'Multicultural Artist Agency', che aiuta artisti e artigiani appena arrivati in Australia a trovare lavoro nel loro campo artistico. Risultato:più di quattromila contratti di lavoro avviati durante la sua permanenza a Sydney e concreto ed efficacissimo supporto alla sviluppo della creatività  di artisti provenienti da più di cento Paesi.

A Perth, Sirolli fu invitato ad espandere il suo modello di sviluppo economico in una cittadina abitata da pescatori e agricoltori a settecento chilometri dalla capitale, dove il collasso dell’industria della pesca del tonno aveva provocato il tracollo economico della cittadina. Il lavoro di Sirolli in quella località-Esperance- ottiene risultati straordinari con 27 nuove imprese economiche in 9 mesi.

Il lavoro di Sirolli viene riconosciuto dal Governo federale e da quello dell’Australia occidentale e ha la possibilità di creare una nuova professione addestrando 'Facilitatori dell’imprenditoria', che il Governo impiega in 20 comunità rurali. I risultati dell’esperienza australiana sono documentati in programmi televisivi, testi accademici, rapporti governativi e testimonianze parlamentari e Sirolli diventa consulente di vari ministri australiani dal 1986 al 1995.

 Nel 1989. viene invitato negli Stati Uniti come professore all’Università del Minnesota, dove avvia il primo progetto di 'Facilitazione dell’imprenditoria' nel Lincoln County, al confine con il South Dakota. Il suo primo libro è: 'Ripples from the Zambezi' (Riflessi dallo Zambesi). 

Nel 1995, viene nuovamente invitato negli Usa e riceve un visto per "Merito straordinario" dal Governo americano (O1 Visa), che gli permette di trasferirsi definitivamente negli Stati Uniti. Prima a Sioux Falls, poi a Minneapolis e, quindi, in California, a Sacramento, dove crea il 'Sirolli Institute – International Enterprise Facilitation Ltd', un ente senza finalita’ di lucro con sedi a Sacramento e a Edmonton, in Canada.

Ernesto Sirolli, oggi ha una rete di collaboratori dedicati all’addestramento di facilitatori dell’imprenditoria in Australia, Nuova Zelanda, Canada, America, Inghilterra, Scozia, Congo e Messico. Più di trecento comunità rurali, in quattro continenti, adottano la sua metodologia, creando circa trentamila nuove attività economiche.



sabato 5 gennaio 2019

Emanuele Severino: “La tecnica ucciderà la democrazia, a partire dagli Stati più deboli come l’Italia....."

.....non è di carta....


“La tecnica ucciderà la democrazia, a partire dagli Stati più deboli come l’Italia. Tale processo poi investirà anche Usa, Russia e Cina. Gli Stati Uniti a un certo punto prevarranno, ma non in quanto nazione, bensì come gestori primari della potenza tecnologica. Ora fatichiamo a comprenderlo, perché ci troviamo in un tempo intermedio”,

intervista a Emanuele Severino di Pier Luigi Vercesi, Corriere della Sera 31 dicembre 2018


«La radice è sempre la stessa, non è che vada a colpire in ordine sparso. La forma più rigorosa di follia oggi è la tecnica: viviamo il tempo del passaggio dalla tradizione a questo nuovo dio.
La globalizzazione autentica non è quella economica, è quella tecnica.
Commettiamo l’errore di credere che capitalismo e tecnica siano la stessa cosa: no, hanno scopi diversi.
Il capitalismo ambisce all’incremento infinito del profitto privato, la tecnica all’incremento infinito della capacità di realizzare scopi, ovvero della potenza.

La tecnica ucciderà la democrazia, a partire dagli Stati più deboli come l’Italia. Tale processo poi investirà anche Usa, Russia e Cina. Gli Stati Uniti a un certo punto prevarranno, ma non in quanto nazione, bensì come gestori primari della potenza tecnologica.

Ora fatichiamo a comprenderlo, perché ci troviamo in un tempo intermedio. Siamo come il trapezista che ha lasciato un attrezzo (la tradizione) e non si è ancora aggrappato all’altro (la tecnologia, il nuovo dio). Siamo sospesi nel vuoto e ci sembra di essere sperduti».

martedì 1 gennaio 2019

Piano Bar su lombard report di Virginio Frigieri: Fuori dal tunnel? No siamo appena all’inizio!

Previsioni di Borsa con le Onde di Elliott e Fibonacci  European Zone_Dicembre 2018
European Zone è un’estensione periodica della rubrica Piano Bar di Virginio Frigieri volta ad offrire un focus sull'Europa, che normalmente non viene trattata negli appuntamenti settimanali.

Fuori dal tunnel? No siamo appena all’inizio!

Per questo ultimo appuntamento del 2018, ho deciso di mettere da parte i grafici e l’analisi tecnica per dedicare l’intera pubblicazione ad aspetti più generali e socio-politici. Tre anni fa (ottobre 2015), Lombard Report incontrò i suoi lettori al Trading Online Expo presso la Borsa di Milano. In quell’occasione presentai una serie di bombe ad orologeria pronte ad esplodere e la prima di queste riguardava il problema del debito eccessivo (pubblico e privato) che toccava già allora le due volte e mezzo il PIL globale mondo e continuava a crescere più velocemente di quanto non crescesse il Pil. L’ultima di queste bombe (ma non ultima per importanza) riguardava invece una montagna di derivati fuori controllo stimata allora in 11-12 volte il PIL della terra e con una banca come Deutsche Bank che da sola aveva in pancia una montagna di derivati pari a quasi 20 volte il Pil della Germania. (chi volesse rivedere l’intervento di allora lo trova a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=cd4tXd--jv8&t=1778s ). Sono partito da lontano, ma se qualcuno si illudesse che in questi tre anni sia cambiato significativamente qualcosa, resterà deluso perché in questi tre anni quei numeri non sono affatto migliorati, anzi!... Il 2018 si appresta a passare in cavalleria con un’economia globale in flessione, in un quadro complessivo che si annuncia pericolosissimo. È di pochi giorni fa (6 dicembre) un articolo sul Sole 24 Ore di Antonella Olivieri dove si stima che la montagna di derivati in pancia alle banche abbia ormai raggiunto 33 volte il PIL mondiale. Il triplo di quanto si ipotizzava solo tre anni fa. Dico si ipotizzava perché con l’ingegneria finanziaria di sono costruiti dei prodotti sofisticati e complicatissimi dove all’interno di un prodotto se ne inglobano altri che a loro volta ne incorporano altri ancora in un sorta di effetto Matrioska senza fine, per cui un calcolo esatto non si avrà probabilmente mai!. Aggiungete il fatto che questi prodotti scadono e vengo rinnovati in continuazione con altri che contengono clausole differenti dai precedenti e, se volevate un sistema per riuscire a non capirci una mazza, … beh l’avete trovato!!.

Nel frattempo Deutsche Bank ha ridotto un po’ la sua esposizione in derivati che rimane tuttavia ferma a 15 volte il PIL della Germania.

Ma è soprattutto la struttura sociopolitica del genere umano nel suo complesso a preoccupare se si pensa che, da un lato abbiamo la popolazione comune che avrebbe tutto l’interesse a rilanciare l’economia e uscire dalla recessione, ma non sa come farlo dal momento che in un mondo globalizzato e finanziarizzato il suo peso sociale e la sua forza di contrattazione col potere sono diventati pressoché nulli. Le masse non hanno più alcuna capacità politica di farsi valere e le stesse istituzioni politiche sono sottomesse a dei potentati finanziari trasversali ed avulsi da qualsiasi ideale di patria.  I partiti “populisti” sono sistematicamente stoppati e piegati al volere delle elite che detengono il potere politico reale. Si aggiunga poi l’aggravante che il popolo non ha le basi per capire le dinamiche economico-monetarie e fondamentalmente beve lo story-telling ufficiale. (e qua ci sarebbe molto da dire, ma non voglio andare fuori tema). Anche le contestazioni dei movimenti antisistema, finiscono per restare all’interno del sistema che non capiscono, prendendosela solo con aspetti marginali di esso.

Dall’altro lato, abbiamo una global class che detiene il potere politico reale e possiede gli strumenti per rilanciare facilmente la crescita economica, ma che non  ha alcun interesse a farlo, ed anzi, essendosi ormai accaparrata le ricchezze e le fonti di reddito primarie del pianeta ed avendo ormai indebitato verso di sé in modo indissolubile gli Stati stessi, finisce addirittura per avere l’interesse opposto. Gli emissari di questi interessi sono i vari Macron, Junker, Merkel, Moscovici, Draghi etc. Questa ristrettissima fetta di società è oggi più concentrata sul rafforzamento del suo controllo della società attraverso una molteplicità di strumenti tecnologici, mediatici e quando serve legislativi che stanno diventando sempre più invasivi della nostra privacy e delle nostre vite che ormai di privato non conservano più nulla, tracciati come siamo attraverso i social, gli acquisti che facciamo online, i pagamenti che facciamo senza contante con bancomat e carte di credito e attraverso le vaccinazioni obbligatorie che in un futuro molto prossimo tracceranno anche l’interno del nostri corpi con l’impiego di sistemi nano tecnologici centinaia di volte più piccoli di una singola cellula in grado di trasportare un farmaco nella zona desiderata e attraverso un sistema di innesco esterno (ultravioletti od altro) attivare il rilascio di un farmaco per curare le cellule malate. Se però al posto di un farmaco per curare delle cellule malate metto una sostanza letale … , capite bene con quanta facilità si può sterminare un’intera popolazione o settori di questa scelti oculatamente. Penso a tutti quei vecchietti che ogni anno in inverno si vaccinano per non prendere l’influenza e poter continuare a gravare sulle casse dell’INPS che con un vaccino confezionato ad arte, potrebbero essere soppressi gradatamente un po’ alla volta nei mesi successivi…, giusto perché a pensar male si fa peccato … Ricordatevi che non ci sono mai medaglie con una faccia sola e la prova del nove l’abbiamo avuta in questi giorni con lo spray al peperoncino, nato e pensato come strumento di difesa prevalentemente per le donne, viene ora usato come arma da attacco per seminare il panico in mezzo a un gruppo di persone e rubare quello che si può.

In questo senso  e per queste ragioni, la nuova recessione che si va configurando ha un potenziale distruttivo abissale, senza precedenti per la società e prima che essa sia finita, potremmo ritrovarci a vivere in condizioni molto diverse da quelle attuali non solo economicamente. Adesso mi dispiace un po’ buttarla in questi termini, perché mi immagino già uno dei nostri lettori di più vecchia data che, come accadde dopo la serie di articoli che dedicai qualche anno fa alla crisi alimentare, corse a riempire il solaio e la cantina di viveri di vario genere, scatolame e cibarie varie a lunga conservazione, che dopo questo articolo probabilmente tornerà ancora ad immagazzinare scorte per svariati mesi,  ma tant’è.

Questa recessione come suggerisce Marco della Luna in una sua recente news letter potrebbe essere portata avanti e usata, in congiunzione con la montante crisi del cambiamento climatico, per prendere due piccioni con una fava e risolvere in un colpo solo il problema ecologico e quello demografico.

Questa recessione per ora è iniziata gradualmente, ma può esplodere in maniera incontrollabile con un crollo ingovernabile e dagli effetti imprevedibili se si pensa che solo nelle banche dell’Eurozona, (in prevalenza francesi e tedesche  con Deutsche Bank in testa) si stimano circa 6.700 miliardi tra junk bonds, e crediti inesigibili (alla faccia dei crash test e di tutte le balle che ci raccontano).

Fino ad oggi le crisi sono state governate e ammortizzate evitando sempre le rotture di sistema attraverso titaniche creazioni ed iniezioni di denaro da parte delle banche centrali. Questa è la potenza della sovranità monetaria e l’elasticità del capitalismo finanziario, tuttavia non si può dare per scontato che lo faranno anche questa volta.
Quello che stiamo vedendo in queste giornate potrebbe essere solo l’inizio di un lungo inverno finanziario. Buon Natale a tutti e alla prossima.

domenica 30 dicembre 2018

71 ANNI DI VITA DEL GIORNALE AUSTRALIANO IN LINGUA ITALIANA "LA FIAMMA" : "LA PROVA -PROVATA- CHE LA TRADIZIONE ITALIANA NON E' CENERE MA FIAMMA ARDENTE DA TRAMANDARE."

Abbiamo radicidisangue...."...ovunque, tranne che nei piedi...la via della verità, della vita---" Sydney Museum

71 ANNI DI VITA DEL GIORNALE AUSTRALIANO IN LINGUA ITALIANA "LA FIAMMA" : "LA PROVA -PROVATA- CHE LA TRADIZIONE ITALIANA NON E' CENERE MA FIAMMA ARDENTE DA TRAMANDARE." di Diego Scarbolo (www.lonbardinelmondo.org)

Tre anni e mezzo, questa è l'età del mio nipotino Leonardo, nato a Sydney, figlio della mia terzogenita qui emigrata . Esattamente il periodo della mia frequentazione di Sydney. E ad a ogni mio arrivo in questa bella città mi aggiorno acquistando, sempre, "La Fiamma".
La Fiamma è un bisettimanale, in lingua italiana, che non solo è stato capace di "tenere accesa" ma anche di "tramandare" per ben 71 anni, la "gioia di vivere" delle generazioni degli australiani con radicidisangue italiane e dei tanti amici che vogliono bene all'Italia.
Molto c'era, c'è e ci sarà da scrivere e da dire su un fenomeno così complesso e longevo  ma ora sento esigenza di queste  brevi note perchè, ancora una volta, sono stato colpito dalla rubrica a cura di Pietro Schirru, da sempre, parte sostanziale del bisettimenale.

Pietro Schirru appare, ed è, un grande giornalista (l'amico Daniele Marconcini, Presidente di Lombardi nel mondo, me lo ha da sempre segnalato e, a ragione,  continuamente ricordato) capace di valorizzare sia la sua terra, il suo oceano ed il suo cielo australiano sia l'Italia date le sue sanissime&profonde radicidisangue italiane (ndr: le radici le hanno le piante, gli uomini hanno radicidisangue) e, così facendo, aiutare, anche noi, che risiediamo in Italia, a ricordare di tenere sempre accesa la fiamma della nostra essenza di "ITALIANI BRAVA GENTE".

Lo stimolo di queste brevi note mi è stato dato da una Sua scorsa rubrica di tre pezzi, distinti ma non separati,  che mi hanno fatto riflettere per la profondità dei concetti esposti, da manuale, in modo "grazioso":

-il primo pezzo è una acutamente documentata ed essenziale analisi, condotta con maestria giornalistica, sul calo della natalità in Italia dal dopoguerra  ad oggi. Tutto dentro il perimetro di una ineludibile "ottica globale". Ed ecco apparire la realtà-verità dell'aculeo, se continua così: " ....Paese condannato al declino....".
Oggi si preferisce, troppo, ascoltare solo quello che ti fa sentire immediato piacere. Serve coraggio per sopportare la verità. Ma bisogna anche saperla porgere -in modo grazioso- per vincere la battaglia contro la dilagante "noia". E questo pezzo giornalistico ne è un'ottimo esempio.

-il secondo pezzo  sulla "...definizione dinamica del concetto di anzianità..." richiama con dolcezza l'inconscio sul fatto che "mortali" sono tutte le persone umane, non solo gli anziani. Ci fa ricordare che non ci fa bene nè ignorarla nè averne paura. C'è un filo rosso che pervade le sue note ed è la ineludibile fragilità della persona umana. Il concetto di vita che è si distinto ma mai separato nè da quello di morte nè da quello di amore. E' dove c'è coscienza della morte, dell'essere mortali, della nostra finitezza, c'è coscienza della gioia di vivere e c'è coscienza di un sano  amore per sè e per gli altri.

- il terzo pezzo ci fa vedere l'ampiezza&attenzione dello sguardo  sul mondo, dentro il nostro tempo, hic et nunc (qui ed ora), di Pietro Schirru che racconta come un bimbo scozzese di sette anni abbia scritto ed inviato una lettera al padre, appena deceduto, indirizzandola in "Paradiso". Gli addetti della Royal Mail Britannica non la hanno ignorata. Hanno risposto al bimbo recapitandogli una "ricevuta di ritorno" per assicurarlo che il suo messaggio scritto al suo papà era stato regolarmente andato a buon fine.
Ecco il Ponte cielo-terra c'è e funziona. Esempio di una burocrazia che ha trovato il tempo ed il modo di ascoltare la sua anima organizzativa. Esempio per tutte le altre burocrazie del Pianeta, nessuna esclusa.

Tre perle giornalistiche che ci portano sulla via della verità, della vita. Ci invitano a non dimenticare mai che chi grida a squarciagola libertà, libertà, libertà, per prima è sempre la volpe: "libera, libera, libera volpe in libero,libero,libero pollaio" ...ma prima della libertà viene la verità che "la volpe è volpe ed il pollo è pollo." Verità che non vuol dire "puntualizzazione precisa"...insomma, non è il concetto di "esattezza".

In definitiva ho letto, con piacere, un giornale australiano, in lingua italiana, che parla a "loro" in Australia ma anche a "noi" residenti in Italia. Abbiamo bisogno di rapportarci con chi ha maturato una grande esperienza del mondo anglofono e di un mondo oggi sempre più ineludibilmente "centrato sul Pacifico" nelle sue dimensioni politiche, sociali, economiche, finanziarie, culturali, giuridiche e religiose.

La Fiamma è un giornale che mostra di avere ricchi Data Base storici ed attuali  indispensabili prerequisiti per avere informazioni oggettive, frutto di adeguate e competenti analisi  e ...di amore per la verità....

Dobbiamo lavorare, proprio noi, si, in Italia, si, anche in Lombardia, per ricreare quelle condizioni essenziali di apertura di orecchie, occhi, naso, gola...capaci di ascoltare, davvero, la voce di chi ha maturato extra muros esperienze a livello mondo così significativamente profonde.
Un giornale, La Fiamma, da sempre sostenere e sempre valorizzare. Perchè non è giornale frutto di un capriccio ma perchè ha in sè la forza della sua ragione di esistere.

Perchè sa bene che la Tradizione Italiana non è cenere, sa bene che la Tradizione Italiana è una  Fiamma, sa bene che la Fiamma della Tradizione Italiana è ardente ed è cosciente di essere stato un giornale capace di tramandarla per settantuno anni sino ad oggi. E sino a quando il buon Dio lo vorrà.

giovedì 18 ottobre 2018

Il Consorzio Franciacorta trova nelle soluzioni di Maxidata il partner tecnologico ideale per l’analisi e la gestione dei dati statistici



Nato nel 1990 per garantire e controllare il rispetto della disciplina di produzione del vino Franciacorta, il Consorzio Franciacorta conta oggi oltre 200 soci fra viticoltori e produttori vinicoli e rappresenta un vero e proprio punto di riferimento nel panorama enologico italiano. Fin da subito tra le principali esigenze del Consorzio vi sono state da un lato quella di garantire omogeneità nella raccolta dei dati e dall’altro quella di attivare un preciso percorso di studi e ricerche per essere in grado di sviluppare strategie coerenti con le richieste dei consumatori, avendo sempre come faro la qualità del prodotto. Grazie all’incontro fra il Consorzio Franciacorta e Maxidata Gruppo Zucchetti è nato così l’Osservatorio Economico Franciacorta, un sistema certificato per rilevare i dati globali di vendita dei propri associati.
Grazie a questo strumento si possono elaborare e presentare informazioni e riepiloghi statistici, utili a successive interpretazioni e considerazioni sull’andamento delle vendite e sul posizionamento dei prodotti tutelati nel mercato.
Per garantire ai nostri soci una visione completa ed allo stesso tempo dettagliata del panorama vinicolo della nostra zona avevamo la necessità non solo di rilevare i dati di produzione e commercializzazione degli associati, ma anche di ordinarli in modo rapido e immediatamente consultabile. Una necessità alla quale Maxidata Gruppo Zucchetti, con la sua esperienza oltre ventennale nel settore ha risposto nel modo più adeguato con una soluzione efficace e innovativa. – afferma il dott. Marco Piovani, responsabile Osservatorio Economico e Digital Media Relations del Consorzio Franciacorta– Adesso, infatti, le aziende aderenti dispongono di report mensili contenenti le più importanti statistiche a livello del territorio Franciacorta, ottenendo così un quadro generale completo e costantemente aggiornato. Contestualmente, il Consorzio può disporre di dati a livello aggregato utili per la pianificazione strategica delle attività di marketing e comunicazione”.

In una realtà specifica come il mercato vitivinicolo la gestione dei dati rappresenta una sfida importante per produttori e imprenditori, che grazie alle nostre soluzioni possono utilizzare al meglio le tecnologie per ottenere tutti i vantaggi che la digitalizzazione è in grado di offrire, senza per questo stravolgere la natura di questo settore – spiega Enrico Moroni, amministratore di Maxidata Gruppo Zucchetti – L’Osservatorio Economico, infatti, offre un sistema certificato capace di raccoglie e aggregare i dati provenienti direttamente dai registri contabili delle aziende associate in modo anonimo, per poi fornire, grazie a un software di analisi, dei report mensili fondamentali per valutare andamento e gestione delle aziende. Inoltre grazie all’integrazione con le altre soluzioni Zucchetti, siamo in grado di offrire ai nostri clienti la risposta migliore ad ogni necessità tecnologica, dalla fatturazione elettronica alla gestione del personale, in un’unica piattaforma

sabato 30 giugno 2018

"Il fallimento dell’euro, se dovesse arrivare, non deve portare al fallimento dell’Europa." intervista su DIE ZEIT del prof. Lucio Baccaro, direttore del Max-Planck-Institut für Gesellschaftsforschung di Colonia

Intervistato dal settimanale tedesco Die Zeit, il professor Lucio Baccaro, direttore del Max-Planck-Institut für Gesellschaftsforschung di Colonia, esprime il suo punto di vista sull’attuale evoluzione del sistema politico in Italia e sui futuri possibili scenari.

Un’eventuale disgregazione dell’unione monetaria, ipotesi un tempo ritenuta poco plausibile, appare sempre più realistica e anche auspicabile.
di Thomas Aussheuer, 13 Giugno 2018

Il nuovo governo italiano scuote l’Unione europea, perfino la fine della moneta unica è diventata concepibile. Una conversazione con il noto politologo Lucio Baccaro sulla crisi del suo Paese e su una disgregazione concordata dell’Eurozona

DIE ZEIT: prof. Baccaro, l’Italia scuote l’Europa. I neofascisti della Lega formano un governo con il fuoco fatuo del Movimento Cinque Stelle. Come si è arrivati a questo punto?

Lucio Baccaro: L’economia italiana ha ristagnato per vent’anni. Il prodotto interno lordo pro capite è ancora inferiore a quello del 1999. L’alto livello di debito pubblico deriva principalmente dagli anni ’70 e ’80, quando fu creato lo stato sociale italiano. A quell’epoca iniziò ad accumularsi l’indebitamento con cui il Paese si trova a lottare ancora oggi (qui è opportuno precisare che in realtà i dati raccontano un’altra storia: dagli anni ’70 sino ai primi anni ’80 il debito pubblico italiano era molto contenuto, tra il 40 e il 60 % del Pil, ndVdE). Dagli anni ’90 in poi l’Italia, con l’eccezione del 2009, ha registrato ogni anno un avanzo primario.

ZEIT: Sembrerebbe che l’Italia stia tornando a crescere economicamente?

Baccaro: Io non la vedo così. L’Italia è ancora il Paese la cui economia sta crescendo meno di tutti gli altri paesi in Europa, incluso il Regno Unito. E i dati recenti suggeriscono che i consumi e le esportazioni sono in calo.

ZEIT: Il filosofo Angelo Bolaffi, in un’intervista al Süddeutsche Zeitung, ha affermato che la crisi italiana ha poco a che fare con l’introduzione dell’euro.

Baccaro: Penso che abbia torto su questo. A mio parere, l’adesione all’euro ha ridotto il tasso di crescita italiano. Ovviamente non si può dire con certezza, perché non possiamo riportare indietro la ruota della storia e vedere cosa sarebbe successo se l’Italia fosse rimasta fuori dall’euro. Una cosa è certa: prima dell’introduzione della moneta unica l’economia italiana cresceva altrettanto velocemente o addirittura più velocemente rispetto ad altri Paesi europei.

ZEIT: Lei si è fatto un nome come ricercatore studiando le convergenze nello sviluppo del sistema economico e di quello politico. Ora i neofascisti del Nord si stanno coalizzando con un partito anti-establishment che ha avuto molto successo al Sud. Entrambe queste forze politiche rappresentano, come direbbe lei, un blocco sociale. Lo trova sorprendente?

Baccaro: Al contrario, sono sorpreso che il collasso del sistema partitico tradizionale non si sia verificato prima. La ragione per me – per spiegarlo con un’affermazione del politologo Fritz Scharpf – è la mancanza di “legittimità dell’output”. Con un ritornello di rito, i precedenti governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni hanno continuato a ripetere che la crisi era stata superata e che si poteva intravvedere una luce in fondo al tunnel.

In realtà, le condizioni economiche non sono migliorate in modo sostenibile. Matteo Renzi del Partito Democratico (PD) ha riscontrato un certo successo perché è stato in grado di presentarsi come un politico nuovo che avrebbe portato la tanto sperata svolta. Così non è stato.

ZEIT: E proprio perché i problemi sono rimasti gli stessi che gli elettori continuano a regalare i loro voti ai politici più radicali?

Baccaro: Decidono di dare il loro voto a volti e partiti ancora più nuovi e che promettono un cambiamento di rotta ancora più forte. L’Italia è costantemente alla ricerca di nuovo personale politico e di nuovi partiti, in quanto il loro ciclo di vita si accorcia sempre più.

ZEIT: Che cosa collega la sinistra anti-istituzionale alla destra radicale più statalista?

Baccaro: La coalizione di Lega e Cinque Stelle è meno strana di quanto possa sembrare a prima vista. Entrambi sono partiti anti-sistema, entrambi rappresentano il “popolo” rispetto alle “élite”. Entrambi sono euroscettici, la Lega ancora più del Movimento Cinque Stelle, che recentemente ha rallentato la sua retorica anti-UE, principalmente per ragioni tattiche. I due partiti hanno molto in comune – altrimenti non sarebbero stati in grado di concordare un programma governativo in così poco tempo.

ZEIT: Quanto pensa che sia pericoloso il fronte italiano?

Baccaro: La Lega si è trasformata in un partito sciovinista e difensore dello stato sociale sulla falsa riga del Fronte Nazionale di Marine Le Pen o del Fidesz di Viktor Orbán. Il suo programma economico è di destra sulle questioni fiscali e di politica pubblica, ma al contempo vuole rafforzare il ruolo dello Stato nell’economia. Non è per uno smantellamento dello stato sociale, ma per la restrizione dell’accesso alla cittadinanza e l’esclusione degli stranieri. La retorica del “Prima gli italiani!” è il suo grido di battaglia centrale.

ZEIT: E i Cinque Stelle?

Baccaro: È un partito più difficile da giudicare. I loro elettori sono più istruiti di quelli del tipico partito anti-sistema. Sembra essere un partito veramente cross-class, che ottiene voti da tutti i ceti sociali, sebbene sia particolarmente forte nel Sud del paese e tra l’elettorato giovane.

ZEIT: Il movimento Cinque Stelle è ancora un partito di sinistra?

Baccaro: È difficile a dirsi. Le loro posizioni politiche sono troppo sottili per questo. I temi cardine sono l’enfasi sul “popolo” in contrasto con i politici di professione, la lotta alla corruzione, un maggiore controllo degli eletti da parte degli elettori, il rafforzamento della democrazia diretta e una sorta di “reddito di cittadinanza”. Se questa proposta sia di sinistra o di destra, dipende dalla struttura politica del reddito del cittadino. Finora, i Cinque Stelle hanno accettato senza troppa resistenza la proposta della Lega di introdurre una tassa regressiva. Se questo aumenta la disuguaglianza sociale, può essere compensata in parte dal reddito di cittadinanza. Ma non è detto che vada così. Tra l’altro, il catalogo delle misure punitive contro i migranti proposto dalla Lega è stato accettato anche dal movimento Cinque Stelle.

ZEIT: Il suo predecessore Wolfgang Streeck accusava l’UE di accerchiare i paesi membri con una fitta rete di regolamentazioni neoliberiste, contribuendo così a eliminare qualsiasi spazio di manovra nazionale e alimentando in questo modo la protesta populista, sia da sinistra che da destra. Condivide la sua opinione?

Baccaro: Sono d’accordo con questo punto di vista, ma lo formulerei in un altro modo. Le regole di coordinamento dell’area dell’euro prevedono un solo meccanismo di adeguamento: la svalutazione interna. Se un paese ha un deficit della bilancia dei pagamenti, deve compensarlo provocando la deflazione nei confronti degli altri paesi membri. Questo non solo è doloroso, ma anche inefficace. Le unioni monetarie, tuttavia, possono funzionare solo se dispongono di meccanismi che garantiscano che le misure siano assorbite in modo simmetrico da tutti i membri. In altre parole, i paesi in eccedenza devono fare la loro parte nell’adeguamento.
La strategia di svalutazione interna ha portato alla perdita totale di credibilità della politica.

ZEIT: Si sta riferendo al surplus della Germania. Come mai è la Germania a svolgere il ruolo di cattivo in questo gioco?

Baccaro: La maggior parte degli italiani è stufa delle politiche di austerità. Non sono più disposti ad accettare l’argomentazione secondo la quale basterà che mettano in atto ulteriori riforme strutturali e poi potranno prosperare felici sotto il sole. Ci sono state molte riforme negli ultimi anni, come quella delle pensioni e del mercato del lavoro e non hanno portato alcuna crescita.

ZEIT: Lei è molto gentile nei confronti della Germania. Che cosa hanno sbagliato la signora Merkel e il signor Schäuble?

Baccaro: La rabbia degli italiani è diretta principalmente contro i loro stessi politici, non contro i tedeschi. E la maggioranza è contraria al ritorno alla lira. Tuttavia, gli articoli offensivi apparsi di recente sulla stampa tedesca hanno attirato l’attenzione e hanno alimentato molta animosità. E per quanto riguarda la signora Merkel, il signor Schäuble o altri politici: trovo difficile accusarli di qualcosa di diverso dalla miopia. Sono politici eletti che fanno ciò che pensano sia meglio per i loro elettori. Finora, la strategia di crescita tedesca ha funzionato bene, anche se ciò non vale per tutta la popolazione. L’errore di alcuni politici tedeschi, tuttavia, è di credere che ciò che ha funzionato in Germania probabilmente funzioni anche altrove. Ma si deve comprendere che è impossibile avere tutte le economie orientate all’esportazione allo stesso tempo. E i politici tedeschi dovrebbero capire che la corda rischia di rompersi quando è troppo tirata. E forse si romperà davvero.

ZEIT: Emmanuel Macron vuole impedirlo e propone un parlamento dell’eurozona. Una soluzione di questo tipo potrebbe evitare l’impressione fatale che sia la Germania l’unica a prendere decisioni in Europa?

Baccaro: Sì, un parlamento dell’eurozona potrebbe aiutare. Ma dovrebbe avere un potere reale, un bilancio europeo con capacità di tassazione su scala europea. Inoltre, dovrebbe essere in grado di legittimare democraticamente l’introduzione di meccanismi di regolazione simmetrici. Ciò trasformerebbe l’eurozona in una vera unione politica. Per il momento, però, non vedo molte possibilità. Non abbiamo bisogno di un parlamento che abbia solo un potere simbolico.

ZEIT: Angela Merkel ha tenuto Emmanuel Macron in attesa di una risposta per mesi. L’iniziativa di Macron è già fallita, soprattutto ora che l’Italia ha un governo eurocritico al potere e l’Europa dovrebbe parlare con una sola voce dopo la débacle del G7?

Baccaro: Al contrario, la posizione di Macron potrebbe essere rafforzata da questa situazione di turbolenza. Il governo tedesco potrebbe rendersi conto di dover agire. A mio parere, tuttavia, le proposte di Macron non sono sufficientemente avanzate. Né saranno in grado di risolvere la crisi italiana – e questa crisi è la più grande minaccia per l’UE.

ZEIT: Cosa la preoccupa del piano di Macron?

Baccaro: Contro la resistenza tedesca, Macron vuole una certa condivisione del rischio nel debito nazionale. Allo stesso tempo, vuole rafforzare la capacità dei mercati finanziari di punire paesi con alti debiti, come l’Italia. Temo che tutto questo acceleri piuttosto che porre fine alla crisi. Supponendo che ci sia un attacco speculativo da parte dei mercati, allora il governo italiano non si accontenterebbe di negoziare semplicemente un memorandum con la Troika di Bruxelles senza combattere. Tutto sarebbe possibile a quel punto. Potrebbe essere la fine dell’euro.

ZEIT: Il governo potrebbe semplicemente dimettersi?

Baccaro: Sì, la pressione della zona euro e del mercato finanziario potrebbe portare a una capitolazione del governo, come nel caso del governo greco nel 2015. Tuttavia, a mio avviso, questo scenario è improbabile. La mia ipotesi è che se il nuovo governo dovesse trovarsi con le spalle al muro – come successe allora al governo greco – farebbe saltare in aria la casa. Di fronte a uno scenario diverso l’UE potrebbe accettare che in Italia la priorità vada alla crescita e che il paese mantenga standard di deficit meno rigidi.

ZEIT: L’entusiasmo tedesco a riguardo sarebbe piuttosto scarso.

Baccaro: Il governo federale dovrebbe cambiare rotta per quanto riguarda la riforma della zona euro. Ma non credo che questo sia molto probabile.

ZEIT: Non c’è altra soluzione?

Baccaro: Assolutamente. Bisognerebbe ammettere che le economie dell’area dell’euro sono troppo diverse per una pacifica convivenza. Ecco perché, infine, sarebbe necessario negoziare i termini per un divorzio consensuale. Quest’ultimo dovrebbe essere progettato in modo che in seguito i partner possano continuare a parlarsi.

ZEIT: Se l’euro fallisce, allora l’Europa fallisce.

Baccaro: Penso di aver chiarito che quello che potrebbe crollare è l’euro e, si spera, non l’Europa. In effetti, siamo a un punto critico. Dobbiamo assolutamente separare l’idea dell’Europa dalla realtà concreta dell’euro. Il fallimento dell’euro, se dovesse arrivare, non deve portare al fallimento dell’Europa.

IL VERO MODELLO DELLA CINA ....

L'esperienza ha dimostrato che l'imposizione di un rigido controllo politico e il ricorso a comandi dall'alto verso il basso si sono di solito ritorti contro Pechino.

Ad esempio, nel tentativo di risparmiare i prezzi delle azioni in calo nel 2015, l'amministrazione di Xi ha lanciato una serie di dettami, come fare in modo che le banche statali si impegnino a comprare azioni e non a venderle. Alla fine, questi sforzi non solo hanno fallito, hanno sprecato miliardi di dollari.

Per le élite al potere, questo era un nuovo promemoria sul fatto che i mercati possono essere guidati, ma non possono essere controllati con precisione.

IL VERO MODELLO DELLA CINA...I visitatori impressionati dalle scintillanti infrastrutture e dalla crescente ricchezza delle città di primo livello della Cina potrebbero essere tentati di concludere che tale prosperità è il risultato dell'autoritarismo.

Ma da quando il Partito Comunista Cinese prese il potere nel 1949, il governo del partito unico ha coinciso con un fallimento totale e un successo drammatico. Lo sforzo di Mao di raggiungere la produzione industriale del Regno Unito in sette anni è culminato nella più grande carestia provocata dall'uomo al mondo: 30 milioni di contadini morirono di fame in tre anni.

È importante notare che anche i politici cinesi non possono arrivare a un consenso su cosa sia il modello cinese.

A Pechino, le élite stanno ancora discutendo se sia il maoismo o il dengismo, la pianificazione centrale o il decentramento, gli investimenti pubblici o il capitale privato, che hanno svolto un ruolo più importante nello sviluppo della Cina e quale dovrebbe essere il giusto equilibrio.

 Nonostante abbia esortato altri paesi a imparare dalla "saggezza cinese" e dalla "soluzione cinese", Xi non specifica mai cosa significhi.

Non sorprende che i tentativi della Cina di condividere lezioni dal suo sviluppo con altri paesi siano spesso ridotti a mostrare siti modello, a invocare il confucianesimo, o idealisticamente a ritenere il partito come "meritocratico"